Oggetto: pagamento ingiusto
Segnalazione di:
[email protected] - 31 maggio 2006

 

Manifesto il mio disappunto e quello di tanti i residenti nella provincia della Spezia perchè costretti al pagamento per il transito sui sentieri del Parco. Unico caso in Italia.Per contro, subiamo il disagio provocato dai numerosissimi pulmann recanti turisti diretti alle Cinque Terre, che intasano Viale Italia e Via Fieschi vi sembra giusto?

 


 

Oggetto: discarica e ambiente
Segnalazione di:
Lorenzo Cambiaghi -  mail: [email protected] - marzo 2006

 

Vi scrivo per denunciare uno scempio ambientale nel territorio agricolo comezzo e Villasanta (MI), dietro la discarica di Villasanta.
Questo territorio viene considerato "zona agricola", e non è infatti permessa la costruzione edile. 
Da sempre, questi terreni vengono coltivati dalla gente di Villasanta e Concorezzo, ma con il tempo sono stati sempre più asssediati da superstrade ed industrie, aumentando così l'inquinamento dei prodotti lì coltivati.
Da qualche anno a questa parte, dinnanzi a questa area è stata aperta una discarica dove i cittadini di Villasanta possono portare i rifiuti.
La costruzione di quest'opera però, non rispetta minimamente il già inquinato (e ipocritamente protetto) territorio agricolo adiacente, in quanto contribuisce notevolmente all'inquinamento dei terreni e delle coltivazioni.
In particolare, dopo le giornate ventose che hanno caratterizzato la prima metà del mese di marzo 2006, l'area agricola è stata letteralmente invasa da una miriade di latte alimentari provenienti dalla discarica, che hanno portato oltre ad un serio danno per i terreni, anche una puzza insopportabile.
Ritengo opportuno denunciare un fatto del genere, in un territorio dove le zone agricole sono ridotte all'osso e le poche ancora esistenti vengono ogni giorno impoverite dai continui attacchi da parte delle ditte e discariche circostanti.
Vi prego di intervenire e limitare l' inquinamento di quelle zone, che secondo me dovrebbero essere rivalutate, per mostrare alla gente come era una volta il nostro territorio.
Ringrazio anticipatamente, e porgo distinti saluti.
Lorenzo Cambiaghi.

 


 

Oggetto: PARCO NAZIONALE D’ABRUZZO, LAZIO E MOLISE
QUATTRO ANNI FA (2002) INIZIAVA IL SUO SMANTELLAMENTO 
UN ANNIVERSARIO DA NON CELEBRARE 

Segnalazione di:
COMITATO PARCHI -  mail: [email protected] - febbraio 2006

 

Ricorre il giorno 2 marzo 2006 il Quarto Anniversario di una data che nessuno celebrerà, e forse neppure ricorderà, perché sepolta è ormai anche la memoria di ciò che un giorno esisteva, e poi di colpo finì nel nulla. Il giorno 2 marzo 2002, infatti, iniziava il sistematico smantellamento, lungamente preparato e poi massicciamente realizzato con il consenso di tutte le forze politiche (Verdi non esclusi), di quello che era stato considerato per lungo tempo il più antico, conosciuto, amato e apprezzato Parco Nazionale d’Italia: il (fu) Parco Nazionale d’Abruzzo.
Il Comitato Parchi – unica voce libera che continua a parlare ancora di questa vicenda, nell’assordante silenzio di molte altre Associazioni (sedicenti) ambientaliste – non intende qui ricostruire la lunga ed incredibile vicenda, la quale segnò anche, è bene sottolinearlo, l’inizio della disgregazione di tutti i Parchi italiani. Desidera invece dimostrare, con pochi ma chiarissimi esempi, come lo smantellamento dell’ex “Parco pilota” risulti ormai praticamente completato, senza che nessuno, nella comunità scientifica o nei mezzi di informazione, nel mondo culturale o nei gruppi ecologisti, abbia mai alzato un dito, o emesso qualche flebile gemito, per tentare di impedirlo, o almeno di arginarlo.
L’impresa più recente e vistosa del Parco è stata la soppressione di fatto del Centro Internazionale di Villetta Barrea, una struttura che sembrava destinata ad ospitare non soltanto un Centro Visita di grande richiamo, ma anche un Ostello della Gioventù aperto al miglior Volontariato italiano ed internazionale, ed una Sede ideale per tutte le Attività e le Manifestazioni culturali: artistiche, musicali, folcloristiche e sportive.
Ma non troppo diversa è la situazione del Centro Camoscio di Opi, ormai in abbandono completo nonostante le vibrate proteste del Comune, e dell’adiacente Area Faunistica, vuota da anni senza ragioni plausibili, mentre il Parco avrebbe dovuto ricostituirvi un piccolo branco di Camoscio d’Abruzzo, la più grande attrazione eco-turistica del villaggio. Del Centro Foresta di Val Fondillo, da tempo programmato e molto atteso, non si parla neppure più… E sì che Opi era stato il primo tra tutti i Comuni abruzzesi, nel lontano 1921 (esattamente 85 anni or sono!), a cedere in affitto ai promotori del Parco la cosiddetta Costa Camosciara, vale a dire la parte più inaccessibile della montagna, dove all’epoca si rifugiavano gli ultimi camosci sfuggiti allo sterminio. 
Le ragioni di questa progressiva autodistruzione (cui moltissimi altri collaborano, se non altro per l’incredibile e complice silenzio che avvolge ogni cosa) sembrano assai ardue da comprendere, e ancor più difficili da spiegare.
Prendendo ad esempio il caso di Opi, il rifiuto di riportare i camosci appare un mero atto di ostruzionismo, perché il Parco, grazie all’impegno della precedente gestione, dispone attualmente di una ricca popolazione di tali ungulati. Questi animali, in passato generosamente ceduti anche agli altri nascenti Parchi Nazionali d’Abruzzo, sono ormai fuori pericolo in Abruzzo: ed è proprio di questi giorni la notizia che l’ultimo censimento alla Maiella ne ha contati oltre 300 individui, discendenti dei 30 introdotti negli Anni Novanta; una decuplicazione che ha l’effetto non solo di disintegrare certe malevole critiche dell’epoca, ma anche di superare largamente ogni più rosea previsione.
Approfondendo poi l’analisi sul recente comportamento dell’Ente, emergono fatti e situazioni tali, da destare notevole perplessità e sconcerto. La scorsa estate lo Zoo di Monaco di Baviera, che in virtù dell’antico Gemellaggio e dei precisi accordi con la precedente Direzione del Parco si era assunto l’onere di allevare il camoscio appenninico, studiarne biologia e parassitologia e farlo conoscere meglio al grande pubblico europeo, ha continuato la restituzione dei giovani, inviando tre individui in ottima salute: che tutti pensavano destinati, come del resto sarebbe stato doveroso, all’Area Faunistica di Opi. Invece se ne sono perse le tracce, e da successive indagini svolte superando incredibili cortine di silenzio – l’opacità più cupa sembra infatti aver sostituito la trasparenza d’un tempo – sembrerebbe che i poveri animali, trasportati  segretamente in località lontana dal Parco, siano quasi tutti morti in
circostanze ancora da chiarire.
Se si aggiungono a questo fatto le molte lacune e contraddizioni nella gestione e nell’informazione faunistica, le stragi di orsi, lupi e cervi degli scorsi anni, le enormi carenze delle attività di sorveglianza e di contatto con pastori e visitatori, e il dilagare degli abusi di ogni genere – costruzioni, tagli illegali, invasioni di veicoli fuoristrada e di bestiame brado, bracconaggio, disaffezione del personale e via dicendo – non desta troppa sorpresa il fatto che del “Parco di eccellenza” non si parli quasi più: e che persino la prestigiosa inclusione nella categoria dei Pan Parks, positivamente avviata fin dall’anno 1997, sia stata ormai di fatto soppressa, con la probabile futura attribuzione di questo importante titolo a qualche altro Parco abruzzese.
In definitiva, sembra ormai difficile negare che purtroppo il povero Parco, e con esso tutta la complessa realtà culturale, sociale ed economica collegata, stiano inesorabilmente precipitando in un profondo abisso, dal quale non sarà certo facile risollevarsi.

Roma, 8 febbraio 2006

Comitato Parchi 


 

Oggetto: maestosi alberi abbattuti
Segnalazione di:
Comitato Alta Murgia Santeramo  - gennaio 2006

Carissimi amici,
un fatto molto grave è accaduto sul territorio di Santeramo durante questi giorni, mentre tutti eravamo intenti a passare serenamente le feste. Qualcuno ha
pensato bene di fare al nostro patrimonio ambientale ed alla comunità santermana un bellissimo regalo compromettendo quasi definitivamente uno degli angoli più belli, suggestivi ed intatti del nostro territorio: il Bosco della Gravinella. Quel paesaggio da sogno generatosi all'interno di una gravina maestosa, fatto di lecci altissimi, di felci, licheni, muschi e piante rare, presenti solo in ambienti nordici, quel paesaggio da sempre invidiato ai santermani, studiato da professori, botanici, naturalisti e già presente in tanti libri sulla natura della Puglia come uno dei biotopi forestali più importanti della regione, carico di leggende e di storia, protetto da leggi europee ed interessato da una richiesta di inclusione all'interno del Parco Nazionale dell'Alta Murgia, d'ora in poi non sarà più lo stesso. Le motoseghe e le ruspe stanno distruggendo in tempi velocissimi tutto quello che la Natura con il tempo lento delle stagioni aveva creato. Gli alberi maestosi vengono abbattuti per lasciare spazio ai piccoli, l'habitat fatto di pietre carsiche compromesso dalla ruspa che si muove all'interno della lama indisturbata e in alcuni punti dalle strade che sono state aperte per permettere il passaggio della stessa. Lo so, anche a noi non sembrava vero quando ci è stato riferito e ancora oggi dopo averlo visto con i nostri occhi stentiamo a crederci. Ma sta succedendo veramente! La beffa è che il tutto è stato consentito al proprietario dagli organi competenti, a quanto ci hanno risposto sino ad ora le guardie forestali, anzi il tutto fa parte di un progetto "di miglioramento", finanziato addirittura con fondi europei! Ma qualcosa non quadra, il tecnico naturalista della Regione che, dopo nostra segnalazione, è stato sul luogo ha parlato di vero e proprio scempio ambientale, che nessuno mai avrebbe autorizzato. Bisogna muoversi urgentemente per impedire a questa distruzione di andare avanti, il rischio è di perdere veramente per sempre questo capolavoro di biodiversità, patrimonio di tutti noi. 
Quello che vi chiediamo è di spargere il più possibile la notizia, di andare sul posto e continuare a domandare chiarimenti a chi sta effettuando questo taglio, telefonare al comando forestale ed interessare gli organi competenti di tutto l'accaduto. Nel frattempo si sta cercando di formare un Comitato per riuscire ad essere più forti e bloccare questo scempio il più presto possibile e chiedere a chi dovere com'è stato possibile, chi è il responsabile di questo danno ambientale che sembra irreversibile. Si è deciso di convocare una prima riunione organizzativa per il giorno martedì 3 gennaio 2006, alle ore 19, presso la sede del periodico locale Partecipare, in Via San Giuseppe, 29. Chi è interessato alla questione e vuole contribuire a questa battaglia è invitato a parteciparvi e soprattutto a diffondere questo comunicato e coinvolgere amici e conoscenti, vi ricordo che i tempi sono molto ristretti, quindi è necessario essere compatti, agire efficacemente ed in fretta.

Comitato Alta Murgia Santeramo 


ALTRE DENUNCE

Oggetto: Strutture precarie - Monopoli (Ba)
Segnalazione di:
Franco
- ottobre 2005
In località Monopoli su tutto il littorale appartemente al Comune, esistono strutture Precarie autorizzate solo per il periodo Estivo, per attività commerciali e non; le quali sono regolamentate da normative fatte dal Comune di Monopoli (per le quali devono essere smontate a fine stagione con ripristino dell'area). Puntualmente ogni anno nessuno smonta e ripristina L'area e da parte delle Autorità non vi è nessun controllo e attuazione del REGOLAMENTO DELLE STUTTURE PRECARIE; Il Quale prevede di attuare lo sgombero e il ripristino dell'area da parte del comune attuando la Polizza fidussoria pretesa dal Comune al momento della Concessione, da usare appunto quando il concessionario non rispetta i termini per la smontaggio e il ripristino. 

Vorrei sapere a chi si deve denunciare questa cosa in modo che le autorità competenti facciano il loro dovere o spieghino il perchè non lo fanno.

 ALTRE DENUNCE


 

Oggetto: S.O.S lago lucrino - Pozzuoli (Na)
Segnalazione di:
Rapatan
- agosto 2005
La foce che tiene vivo questo bellissimo specchio d'acqua si sta da moltissimo tempo insabbiando ostacolando il necessario riflusso delle acque interne. Si sta prosciugando sotto gli occhi di tutti coloro che ci vivono, ci lavorano. Peccato davvero!

 


ALTRE DENUNCE

Segnalate abusi e danni all'ambiente

Per contattarci scrivete a: [email protected]

Modulo denuncia
Il vostro Nome: 
La vostra E-mail:
|
La vostra segnalazione:
 

Dati raccolti e trattati nel rispetto dell’ art. 13 d. lgs. 196/2003

Le segnalazioni saranno controllate e pubblicate sul sito

 

 

Notizie sull'ambiente - dall'Italia e dall'Europa

 


Parchi Nazionali, regionali, faunistici, parchi marini, fluviali, per diversamente abili. Turismo e volontariato nei PARCHI
Link e news sulle aree marine protette, le riserve statali, le zone umide, le oasi, il volontariato verde, il lavoro nei parchi e molto altro.

Foto Parchi - Forum Parchi - Chat Italia - Venezia Mestre


 

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Oggetto: pagamento ingiusto
Segnalazione di:
[email protected] - 31 maggio 2006

 

Manifesto il mio disappunto e quello di tanti i residenti nella provincia della Spezia perchè costretti al pagamento per il transito sui sentieri del Parco. Unico caso in Italia.Per contro, subiamo il disagio provocato dai numerosissimi pulmann recanti turisti diretti alle Cinque Terre, che intasano Viale Italia e Via Fieschi vi sembra giusto?

 


 

Oggetto: discarica e ambiente
Segnalazione di:
Lorenzo Cambiaghi -  mail: [email protected] - marzo 2006

 

Vi scrivo per denunciare uno scempio ambientale nel territorio agricolo comezzo e Villasanta (MI), dietro la discarica di Villasanta.
Questo territorio viene considerato "zona agricola", e non è infatti permessa la costruzione edile. 
Da sempre, questi terreni vengono coltivati dalla gente di Villasanta e Concorezzo, ma con il tempo sono stati sempre più asssediati da superstrade ed industrie, aumentando così l'inquinamento dei prodotti lì coltivati.
Da qualche anno a questa parte, dinnanzi a questa area è stata aperta una discarica dove i cittadini di Villasanta possono portare i rifiuti.
La costruzione di quest'opera però, non rispetta minimamente il già inquinato (e ipocritamente protetto) territorio agricolo adiacente, in quanto contribuisce notevolmente all'inquinamento dei terreni e delle coltivazioni.
In particolare, dopo le giornate ventose che hanno caratterizzato la prima metà del mese di marzo 2006, l'area agricola è stata letteralmente invasa da una miriade di latte alimentari provenienti dalla discarica, che hanno portato oltre ad un serio danno per i terreni, anche una puzza insopportabile.
Ritengo opportuno denunciare un fatto del genere, in un territorio dove le zone agricole sono ridotte all'osso e le poche ancora esistenti vengono ogni giorno impoverite dai continui attacchi da parte delle ditte e discariche circostanti.
Vi prego di intervenire e limitare l' inquinamento di quelle zone, che secondo me dovrebbero essere rivalutate, per mostrare alla gente come era una volta il nostro territorio.
Ringrazio anticipatamente, e porgo distinti saluti.
Lorenzo Cambiaghi.

 


 

Oggetto: PARCO NAZIONALE D’ABRUZZO, LAZIO E MOLISE
QUATTRO ANNI FA (2002) INIZIAVA IL SUO SMANTELLAMENTO 
UN ANNIVERSARIO DA NON CELEBRARE 

Segnalazione di:
COMITATO PARCHI -  mail: [email protected] - febbraio 2006

 

Ricorre il giorno 2 marzo 2006 il Quarto Anniversario di una data che nessuno celebrerà, e forse neppure ricorderà, perché sepolta è ormai anche la memoria di ciò che un giorno esisteva, e poi di colpo finì nel nulla. Il giorno 2 marzo 2002, infatti, iniziava il sistematico smantellamento, lungamente preparato e poi massicciamente realizzato con il consenso di tutte le forze politiche (Verdi non esclusi), di quello che era stato considerato per lungo tempo il più antico, conosciuto, amato e apprezzato Parco Nazionale d’Italia: il (fu) Parco Nazionale d’Abruzzo.
Il Comitato Parchi – unica voce libera che continua a parlare ancora di questa vicenda, nell’assordante silenzio di molte altre Associazioni (sedicenti) ambientaliste – non intende qui ricostruire la lunga ed incredibile vicenda, la quale segnò anche, è bene sottolinearlo, l’inizio della disgregazione di tutti i Parchi italiani. Desidera invece dimostrare, con pochi ma chiarissimi esempi, come lo smantellamento dell’ex “Parco pilota” risulti ormai praticamente completato, senza che nessuno, nella comunità scientifica o nei mezzi di informazione, nel mondo culturale o nei gruppi ecologisti, abbia mai alzato un dito, o emesso qualche flebile gemito, per tentare di impedirlo, o almeno di arginarlo.
L’impresa più recente e vistosa del Parco è stata la soppressione di fatto del Centro Internazionale di Villetta Barrea, una struttura che sembrava destinata ad ospitare non soltanto un Centro Visita di grande richiamo, ma anche un Ostello della Gioventù aperto al miglior Volontariato italiano ed internazionale, ed una Sede ideale per tutte le Attività e le Manifestazioni culturali: artistiche, musicali, folcloristiche e sportive.
Ma non troppo diversa è la situazione del Centro Camoscio di Opi, ormai in abbandono completo nonostante le vibrate proteste del Comune, e dell’adiacente Area Faunistica, vuota da anni senza ragioni plausibili, mentre il Parco avrebbe dovuto ricostituirvi un piccolo branco di Camoscio d’Abruzzo, la più grande attrazione eco-turistica del villaggio. Del Centro Foresta di Val Fondillo, da tempo programmato e molto atteso, non si parla neppure più… E sì che Opi era stato il primo tra tutti i Comuni abruzzesi, nel lontano 1921 (esattamente 85 anni or sono!), a cedere in affitto ai promotori del Parco la cosiddetta Costa Camosciara, vale a dire la parte più inaccessibile della montagna, dove all’epoca si rifugiavano gli ultimi camosci sfuggiti allo sterminio. 
Le ragioni di questa progressiva autodistruzione (cui moltissimi altri collaborano, se non altro per l’incredibile e complice silenzio che avvolge ogni cosa) sembrano assai ardue da comprendere, e ancor più difficili da spiegare.
Prendendo ad esempio il caso di Opi, il rifiuto di riportare i camosci appare un mero atto di ostruzionismo, perché il Parco, grazie all’impegno della precedente gestione, dispone attualmente di una ricca popolazione di tali ungulati. Questi animali, in passato generosamente ceduti anche agli altri nascenti Parchi Nazionali d’Abruzzo, sono ormai fuori pericolo in Abruzzo: ed è proprio di questi giorni la notizia che l’ultimo censimento alla Maiella ne ha contati oltre 300 individui, discendenti dei 30 introdotti negli Anni Novanta; una decuplicazione che ha l’effetto non solo di disintegrare certe malevole critiche dell’epoca, ma anche di superare largamente ogni più rosea previsione.
Approfondendo poi l’analisi sul recente comportamento dell’Ente, emergono fatti e situazioni tali, da destare notevole perplessità e sconcerto. La scorsa estate lo Zoo di Monaco di Baviera, che in virtù dell’antico Gemellaggio e dei precisi accordi con la precedente Direzione del Parco si era assunto l’onere di allevare il camoscio appenninico, studiarne biologia e parassitologia e farlo conoscere meglio al grande pubblico europeo, ha continuato la restituzione dei giovani, inviando tre individui in ottima salute: che tutti pensavano destinati, come del resto sarebbe stato doveroso, all’Area Faunistica di Opi. Invece se ne sono perse le tracce, e da successive indagini svolte superando incredibili cortine di silenzio – l’opacità più cupa sembra infatti aver sostituito la trasparenza d’un tempo – sembrerebbe che i poveri animali, trasportati  segretamente in località lontana dal Parco, siano quasi tutti morti in
circostanze ancora da chiarire.
Se si aggiungono a questo fatto le molte lacune e contraddizioni nella gestione e nell’informazione faunistica, le stragi di orsi, lupi e cervi degli scorsi anni, le enormi carenze delle attività di sorveglianza e di contatto con pastori e visitatori, e il dilagare degli abusi di ogni genere – costruzioni, tagli illegali, invasioni di veicoli fuoristrada e di bestiame brado, bracconaggio, disaffezione del personale e via dicendo – non desta troppa sorpresa il fatto che del “Parco di eccellenza” non si parli quasi più: e che persino la prestigiosa inclusione nella categoria dei Pan Parks, positivamente avviata fin dall’anno 1997, sia stata ormai di fatto soppressa, con la probabile futura attribuzione di questo importante titolo a qualche altro Parco abruzzese.
In definitiva, sembra ormai difficile negare che purtroppo il povero Parco, e con esso tutta la complessa realtà culturale, sociale ed economica collegata, stiano inesorabilmente precipitando in un profondo abisso, dal quale non sarà certo facile risollevarsi.

Roma, 8 febbraio 2006

Comitato Parchi 


 

Oggetto: maestosi alberi abbattuti
Segnalazione di:
Comitato Alta Murgia Santeramo  - gennaio 2006

Carissimi amici,
un fatto molto grave è accaduto sul territorio di Santeramo durante questi giorni, mentre tutti eravamo intenti a passare serenamente le feste. Qualcuno ha
pensato bene di fare al nostro patrimonio ambientale ed alla comunità santermana un bellissimo regalo compromettendo quasi definitivamente uno degli angoli più belli, suggestivi ed intatti del nostro territorio: il Bosco della Gravinella. Quel paesaggio da sogno generatosi all'interno di una gravina maestosa, fatto di lecci altissimi, di felci, licheni, muschi e piante rare, presenti solo in ambienti nordici, quel paesaggio da sempre invidiato ai santermani, studiato da professori, botanici, naturalisti e già presente in tanti libri sulla natura della Puglia come uno dei biotopi forestali più importanti della regione, carico di leggende e di storia, protetto da leggi europee ed interessato da una richiesta di inclusione all'interno del Parco Nazionale dell'Alta Murgia, d'ora in poi non sarà più lo stesso. Le motoseghe e le ruspe stanno distruggendo in tempi velocissimi tutto quello che la Natura con il tempo lento delle stagioni aveva creato. Gli alberi maestosi vengono abbattuti per lasciare spazio ai piccoli, l'habitat fatto di pietre carsiche compromesso dalla ruspa che si muove all'interno della lama indisturbata e in alcuni punti dalle strade che sono state aperte per permettere il passaggio della stessa. Lo so, anche a noi non sembrava vero quando ci è stato riferito e ancora oggi dopo averlo visto con i nostri occhi stentiamo a crederci. Ma sta succedendo veramente! La beffa è che il tutto è stato consentito al proprietario dagli organi competenti, a quanto ci hanno risposto sino ad ora le guardie forestali, anzi il tutto fa parte di un progetto "di miglioramento", finanziato addirittura con fondi europei! Ma qualcosa non quadra, il tecnico naturalista della Regione che, dopo nostra segnalazione, è stato sul luogo ha parlato di vero e proprio scempio ambientale, che nessuno mai avrebbe autorizzato. Bisogna muoversi urgentemente per impedire a questa distruzione di andare avanti, il rischio è di perdere veramente per sempre questo capolavoro di biodiversità, patrimonio di tutti noi. 
Quello che vi chiediamo è di spargere il più possibile la notizia, di andare sul posto e continuare a domandare chiarimenti a chi sta effettuando questo taglio, telefonare al comando forestale ed interessare gli organi competenti di tutto l'accaduto. Nel frattempo si sta cercando di formare un Comitato per riuscire ad essere più forti e bloccare questo scempio il più presto possibile e chiedere a chi dovere com'è stato possibile, chi è il responsabile di questo danno ambientale che sembra irreversibile. Si è deciso di convocare una prima riunione organizzativa per il giorno martedì 3 gennaio 2006, alle ore 19, presso la sede del periodico locale Partecipare, in Via San Giuseppe, 29. Chi è interessato alla questione e vuole contribuire a questa battaglia è invitato a parteciparvi e soprattutto a diffondere questo comunicato e coinvolgere amici e conoscenti, vi ricordo che i tempi sono molto ristretti, quindi è necessario essere compatti, agire efficacemente ed in fretta.

Comitato Alta Murgia Santeramo 


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Oggetto: Strutture precarie - Monopoli (Ba)
Segnalazione di:
Franco
- ottobre 2005
In località Monopoli su tutto il littorale appartemente al Comune, esistono strutture Precarie autorizzate solo per il periodo Estivo, per attività commerciali e non; le quali sono regolamentate da normative fatte dal Comune di Monopoli (per le quali devono essere smontate a fine stagione con ripristino dell'area). Puntualmente ogni anno nessuno smonta e ripristina L'area e da parte delle Autorità non vi è nessun controllo e attuazione del REGOLAMENTO DELLE STUTTURE PRECARIE; Il Quale prevede di attuare lo sgombero e il ripristino dell'area da parte del comune attuando la Polizza fidussoria pretesa dal Comune al momento della Concessione, da usare appunto quando il concessionario non rispetta i termini per la smontaggio e il ripristino. 

Vorrei sapere a chi si deve denunciare questa cosa in modo che le autorità competenti facciano il loro dovere o spieghino il perchè non lo fanno.

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Oggetto: S.O.S lago lucrino - Pozzuoli (Na)
Segnalazione di:
Rapatan
- agosto 2005
La foce che tiene vivo questo bellissimo specchio d'acqua si sta da moltissimo tempo insabbiando ostacolando il necessario riflusso delle acque interne. Si sta prosciugando sotto gli occhi di tutti coloro che ci vivono, ci lavorano. Peccato davvero!

 


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Le segnalazioni saranno controllate e pubblicate sul sito

 

 

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Parchi Nazionali, regionali, faunistici, parchi marini, fluviali, per diversamente abili. Turismo e volontariato nei PARCHI
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Manifesto il mio disappunto e quello di tanti i residenti nella provincia della Spezia perchè costretti al pagamento per il transito sui sentieri del Parco. Unico caso in Italia.Per contro, subiamo il disagio provocato dai numerosissimi pulmann recanti turisti diretti alle Cinque Terre, che intasano Viale Italia e Via Fieschi vi sembra giusto?

 


 

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Vi scrivo per denunciare uno scempio ambientale nel territorio agricolo comezzo e Villasanta (MI), dietro la discarica di Villasanta.
Questo territorio viene considerato "zona agricola", e non è infatti permessa la costruzione edile. 
Da sempre, questi terreni vengono coltivati dalla gente di Villasanta e Concorezzo, ma con il tempo sono stati sempre più asssediati da superstrade ed industrie, aumentando così l'inquinamento dei prodotti lì coltivati.
Da qualche anno a questa parte, dinnanzi a questa area è stata aperta una discarica dove i cittadini di Villasanta possono portare i rifiuti.
La costruzione di quest'opera però, non rispetta minimamente il già inquinato (e ipocritamente protetto) territorio agricolo adiacente, in quanto contribuisce notevolmente all'inquinamento dei terreni e delle coltivazioni.
In particolare, dopo le giornate ventose che hanno caratterizzato la prima metà del mese di marzo 2006, l'area agricola è stata letteralmente invasa da una miriade di latte alimentari provenienti dalla discarica, che hanno portato oltre ad un serio danno per i terreni, anche una puzza insopportabile.
Ritengo opportuno denunciare un fatto del genere, in un territorio dove le zone agricole sono ridotte all'osso e le poche ancora esistenti vengono ogni giorno impoverite dai continui attacchi da parte delle ditte e discariche circostanti.
Vi prego di intervenire e limitare l' inquinamento di quelle zone, che secondo me dovrebbero essere rivalutate, per mostrare alla gente come era una volta il nostro territorio.
Ringrazio anticipatamente, e porgo distinti saluti.
Lorenzo Cambiaghi.

 


 

Oggetto: PARCO NAZIONALE D’ABRUZZO, LAZIO E MOLISE
QUATTRO ANNI FA (2002) INIZIAVA IL SUO SMANTELLAMENTO 
UN ANNIVERSARIO DA NON CELEBRARE 

Segnalazione di:
COMITATO PARCHI -  mail: [email protected] - febbraio 2006

 

Ricorre il giorno 2 marzo 2006 il Quarto Anniversario di una data che nessuno celebrerà, e forse neppure ricorderà, perché sepolta è ormai anche la memoria di ciò che un giorno esisteva, e poi di colpo finì nel nulla. Il giorno 2 marzo 2002, infatti, iniziava il sistematico smantellamento, lungamente preparato e poi massicciamente realizzato con il consenso di tutte le forze politiche (Verdi non esclusi), di quello che era stato considerato per lungo tempo il più antico, conosciuto, amato e apprezzato Parco Nazionale d’Italia: il (fu) Parco Nazionale d’Abruzzo.
Il Comitato Parchi – unica voce libera che continua a parlare ancora di questa vicenda, nell’assordante silenzio di molte altre Associazioni (sedicenti) ambientaliste – non intende qui ricostruire la lunga ed incredibile vicenda, la quale segnò anche, è bene sottolinearlo, l’inizio della disgregazione di tutti i Parchi italiani. Desidera invece dimostrare, con pochi ma chiarissimi esempi, come lo smantellamento dell’ex “Parco pilota” risulti ormai praticamente completato, senza che nessuno, nella comunità scientifica o nei mezzi di informazione, nel mondo culturale o nei gruppi ecologisti, abbia mai alzato un dito, o emesso qualche flebile gemito, per tentare di impedirlo, o almeno di arginarlo.
L’impresa più recente e vistosa del Parco è stata la soppressione di fatto del Centro Internazionale di Villetta Barrea, una struttura che sembrava destinata ad ospitare non soltanto un Centro Visita di grande richiamo, ma anche un Ostello della Gioventù aperto al miglior Volontariato italiano ed internazionale, ed una Sede ideale per tutte le Attività e le Manifestazioni culturali: artistiche, musicali, folcloristiche e sportive.
Ma non troppo diversa è la situazione del Centro Camoscio di Opi, ormai in abbandono completo nonostante le vibrate proteste del Comune, e dell’adiacente Area Faunistica, vuota da anni senza ragioni plausibili, mentre il Parco avrebbe dovuto ricostituirvi un piccolo branco di Camoscio d’Abruzzo, la più grande attrazione eco-turistica del villaggio. Del Centro Foresta di Val Fondillo, da tempo programmato e molto atteso, non si parla neppure più… E sì che Opi era stato il primo tra tutti i Comuni abruzzesi, nel lontano 1921 (esattamente 85 anni or sono!), a cedere in affitto ai promotori del Parco la cosiddetta Costa Camosciara, vale a dire la parte più inaccessibile della montagna, dove all’epoca si rifugiavano gli ultimi camosci sfuggiti allo sterminio. 
Le ragioni di questa progressiva autodistruzione (cui moltissimi altri collaborano, se non altro per l’incredibile e complice silenzio che avvolge ogni cosa) sembrano assai ardue da comprendere, e ancor più difficili da spiegare.
Prendendo ad esempio il caso di Opi, il rifiuto di riportare i camosci appare un mero atto di ostruzionismo, perché il Parco, grazie all’impegno della precedente gestione, dispone attualmente di una ricca popolazione di tali ungulati. Questi animali, in passato generosamente ceduti anche agli altri nascenti Parchi Nazionali d’Abruzzo, sono ormai fuori pericolo in Abruzzo: ed è proprio di questi giorni la notizia che l’ultimo censimento alla Maiella ne ha contati oltre 300 individui, discendenti dei 30 introdotti negli Anni Novanta; una decuplicazione che ha l’effetto non solo di disintegrare certe malevole critiche dell’epoca, ma anche di superare largamente ogni più rosea previsione.
Approfondendo poi l’analisi sul recente comportamento dell’Ente, emergono fatti e situazioni tali, da destare notevole perplessità e sconcerto. La scorsa estate lo Zoo di Monaco di Baviera, che in virtù dell’antico Gemellaggio e dei precisi accordi con la precedente Direzione del Parco si era assunto l’onere di allevare il camoscio appenninico, studiarne biologia e parassitologia e farlo conoscere meglio al grande pubblico europeo, ha continuato la restituzione dei giovani, inviando tre individui in ottima salute: che tutti pensavano destinati, come del resto sarebbe stato doveroso, all’Area Faunistica di Opi. Invece se ne sono perse le tracce, e da successive indagini svolte superando incredibili cortine di silenzio – l’opacità più cupa sembra infatti aver sostituito la trasparenza d’un tempo – sembrerebbe che i poveri animali, trasportati  segretamente in località lontana dal Parco, siano quasi tutti morti in
circostanze ancora da chiarire.
Se si aggiungono a questo fatto le molte lacune e contraddizioni nella gestione e nell’informazione faunistica, le stragi di orsi, lupi e cervi degli scorsi anni, le enormi carenze delle attività di sorveglianza e di contatto con pastori e visitatori, e il dilagare degli abusi di ogni genere – costruzioni, tagli illegali, invasioni di veicoli fuoristrada e di bestiame brado, bracconaggio, disaffezione del personale e via dicendo – non desta troppa sorpresa il fatto che del “Parco di eccellenza” non si parli quasi più: e che persino la prestigiosa inclusione nella categoria dei Pan Parks, positivamente avviata fin dall’anno 1997, sia stata ormai di fatto soppressa, con la probabile futura attribuzione di questo importante titolo a qualche altro Parco abruzzese.
In definitiva, sembra ormai difficile negare che purtroppo il povero Parco, e con esso tutta la complessa realtà culturale, sociale ed economica collegata, stiano inesorabilmente precipitando in un profondo abisso, dal quale non sarà certo facile risollevarsi.

Roma, 8 febbraio 2006

Comitato Parchi 


 

Oggetto: maestosi alberi abbattuti
Segnalazione di:
Comitato Alta Murgia Santeramo  - gennaio 2006

Carissimi amici,
un fatto molto grave è accaduto sul territorio di Santeramo durante questi giorni, mentre tutti eravamo intenti a passare serenamente le feste. Qualcuno ha
pensato bene di fare al nostro patrimonio ambientale ed alla comunità santermana un bellissimo regalo compromettendo quasi definitivamente uno degli angoli più belli, suggestivi ed intatti del nostro territorio: il Bosco della Gravinella. Quel paesaggio da sogno generatosi all'interno di una gravina maestosa, fatto di lecci altissimi, di felci, licheni, muschi e piante rare, presenti solo in ambienti nordici, quel paesaggio da sempre invidiato ai santermani, studiato da professori, botanici, naturalisti e già presente in tanti libri sulla natura della Puglia come uno dei biotopi forestali più importanti della regione, carico di leggende e di storia, protetto da leggi europee ed interessato da una richiesta di inclusione all'interno del Parco Nazionale dell'Alta Murgia, d'ora in poi non sarà più lo stesso. Le motoseghe e le ruspe stanno distruggendo in tempi velocissimi tutto quello che la Natura con il tempo lento delle stagioni aveva creato. Gli alberi maestosi vengono abbattuti per lasciare spazio ai piccoli, l'habitat fatto di pietre carsiche compromesso dalla ruspa che si muove all'interno della lama indisturbata e in alcuni punti dalle strade che sono state aperte per permettere il passaggio della stessa. Lo so, anche a noi non sembrava vero quando ci è stato riferito e ancora oggi dopo averlo visto con i nostri occhi stentiamo a crederci. Ma sta succedendo veramente! La beffa è che il tutto è stato consentito al proprietario dagli organi competenti, a quanto ci hanno risposto sino ad ora le guardie forestali, anzi il tutto fa parte di un progetto "di miglioramento", finanziato addirittura con fondi europei! Ma qualcosa non quadra, il tecnico naturalista della Regione che, dopo nostra segnalazione, è stato sul luogo ha parlato di vero e proprio scempio ambientale, che nessuno mai avrebbe autorizzato. Bisogna muoversi urgentemente per impedire a questa distruzione di andare avanti, il rischio è di perdere veramente per sempre questo capolavoro di biodiversità, patrimonio di tutti noi. 
Quello che vi chiediamo è di spargere il più possibile la notizia, di andare sul posto e continuare a domandare chiarimenti a chi sta effettuando questo taglio, telefonare al comando forestale ed interessare gli organi competenti di tutto l'accaduto. Nel frattempo si sta cercando di formare un Comitato per riuscire ad essere più forti e bloccare questo scempio il più presto possibile e chiedere a chi dovere com'è stato possibile, chi è il responsabile di questo danno ambientale che sembra irreversibile. Si è deciso di convocare una prima riunione organizzativa per il giorno martedì 3 gennaio 2006, alle ore 19, presso la sede del periodico locale Partecipare, in Via San Giuseppe, 29. Chi è interessato alla questione e vuole contribuire a questa battaglia è invitato a parteciparvi e soprattutto a diffondere questo comunicato e coinvolgere amici e conoscenti, vi ricordo che i tempi sono molto ristretti, quindi è necessario essere compatti, agire efficacemente ed in fretta.

Comitato Alta Murgia Santeramo 


ALTRE DENUNCE

Oggetto: Strutture precarie - Monopoli (Ba)
Segnalazione di:
Franco
- ottobre 2005
In località Monopoli su tutto il littorale appartemente al Comune, esistono strutture Precarie autorizzate solo per il periodo Estivo, per attività commerciali e non; le quali sono regolamentate da normative fatte dal Comune di Monopoli (per le quali devono essere smontate a fine stagione con ripristino dell'area). Puntualmente ogni anno nessuno smonta e ripristina L'area e da parte delle Autorità non vi è nessun controllo e attuazione del REGOLAMENTO DELLE STUTTURE PRECARIE; Il Quale prevede di attuare lo sgombero e il ripristino dell'area da parte del comune attuando la Polizza fidussoria pretesa dal Comune al momento della Concessione, da usare appunto quando il concessionario non rispetta i termini per la smontaggio e il ripristino. 

Vorrei sapere a chi si deve denunciare questa cosa in modo che le autorità competenti facciano il loro dovere o spieghino il perchè non lo fanno.

 ALTRE DENUNCE


 

Oggetto: S.O.S lago lucrino - Pozzuoli (Na)
Segnalazione di:
Rapatan
- agosto 2005
La foce che tiene vivo questo bellissimo specchio d'acqua si sta da moltissimo tempo insabbiando ostacolando il necessario riflusso delle acque interne. Si sta prosciugando sotto gli occhi di tutti coloro che ci vivono, ci lavorano. Peccato davvero!

 


ALTRE DENUNCE

Segnalate abusi e danni all'ambiente

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Notizie sull'ambiente - dall'Italia e dall'Europa

 


Parchi Nazionali, regionali, faunistici, parchi marini, fluviali, per diversamente abili. Turismo e volontariato nei PARCHI
Link e news sulle aree marine protette, le riserve statali, le zone umide, le oasi, il volontariato verde, il lavoro nei parchi e molto altro.

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Oggetto: pagamento ingiusto
Segnalazione di:
[email protected] - 31 maggio 2006

 

Manifesto il mio disappunto e quello di tanti i residenti nella provincia della Spezia perchè costretti al pagamento per il transito sui sentieri del Parco. Unico caso in Italia.Per contro, subiamo il disagio provocato dai numerosissimi pulmann recanti turisti diretti alle Cinque Terre, che intasano Viale Italia e Via Fieschi vi sembra giusto?

 


 

Oggetto: discarica e ambiente
Segnalazione di:
Lorenzo Cambiaghi -  mail: [email protected] - marzo 2006

 

Vi scrivo per denunciare uno scempio ambientale nel territorio agricolo comezzo e Villasanta (MI), dietro la discarica di Villasanta.
Questo territorio viene considerato "zona agricola", e non è infatti permessa la costruzione edile. 
Da sempre, questi terreni vengono coltivati dalla gente di Villasanta e Concorezzo, ma con il tempo sono stati sempre più asssediati da superstrade ed industrie, aumentando così l'inquinamento dei prodotti lì coltivati.
Da qualche anno a questa parte, dinnanzi a questa area è stata aperta una discarica dove i cittadini di Villasanta possono portare i rifiuti.
La costruzione di quest'opera però, non rispetta minimamente il già inquinato (e ipocritamente protetto) territorio agricolo adiacente, in quanto contribuisce notevolmente all'inquinamento dei terreni e delle coltivazioni.
In particolare, dopo le giornate ventose che hanno caratterizzato la prima metà del mese di marzo 2006, l'area agricola è stata letteralmente invasa da una miriade di latte alimentari provenienti dalla discarica, che hanno portato oltre ad un serio danno per i terreni, anche una puzza insopportabile.
Ritengo opportuno denunciare un fatto del genere, in un territorio dove le zone agricole sono ridotte all'osso e le poche ancora esistenti vengono ogni giorno impoverite dai continui attacchi da parte delle ditte e discariche circostanti.
Vi prego di intervenire e limitare l' inquinamento di quelle zone, che secondo me dovrebbero essere rivalutate, per mostrare alla gente come era una volta il nostro territorio.
Ringrazio anticipatamente, e porgo distinti saluti.
Lorenzo Cambiaghi.

 


 

Oggetto: PARCO NAZIONALE D’ABRUZZO, LAZIO E MOLISE
QUATTRO ANNI FA (2002) INIZIAVA IL SUO SMANTELLAMENTO 
UN ANNIVERSARIO DA NON CELEBRARE 

Segnalazione di:
COMITATO PARCHI -  mail: [email protected] - febbraio 2006

 

Ricorre il giorno 2 marzo 2006 il Quarto Anniversario di una data che nessuno celebrerà, e forse neppure ricorderà, perché sepolta è ormai anche la memoria di ciò che un giorno esisteva, e poi di colpo finì nel nulla. Il giorno 2 marzo 2002, infatti, iniziava il sistematico smantellamento, lungamente preparato e poi massicciamente realizzato con il consenso di tutte le forze politiche (Verdi non esclusi), di quello che era stato considerato per lungo tempo il più antico, conosciuto, amato e apprezzato Parco Nazionale d’Italia: il (fu) Parco Nazionale d’Abruzzo.
Il Comitato Parchi – unica voce libera che continua a parlare ancora di questa vicenda, nell’assordante silenzio di molte altre Associazioni (sedicenti) ambientaliste – non intende qui ricostruire la lunga ed incredibile vicenda, la quale segnò anche, è bene sottolinearlo, l’inizio della disgregazione di tutti i Parchi italiani. Desidera invece dimostrare, con pochi ma chiarissimi esempi, come lo smantellamento dell’ex “Parco pilota” risulti ormai praticamente completato, senza che nessuno, nella comunità scientifica o nei mezzi di informazione, nel mondo culturale o nei gruppi ecologisti, abbia mai alzato un dito, o emesso qualche flebile gemito, per tentare di impedirlo, o almeno di arginarlo.
L’impresa più recente e vistosa del Parco è stata la soppressione di fatto del Centro Internazionale di Villetta Barrea, una struttura che sembrava destinata ad ospitare non soltanto un Centro Visita di grande richiamo, ma anche un Ostello della Gioventù aperto al miglior Volontariato italiano ed internazionale, ed una Sede ideale per tutte le Attività e le Manifestazioni culturali: artistiche, musicali, folcloristiche e sportive.
Ma non troppo diversa è la situazione del Centro Camoscio di Opi, ormai in abbandono completo nonostante le vibrate proteste del Comune, e dell’adiacente Area Faunistica, vuota da anni senza ragioni plausibili, mentre il Parco avrebbe dovuto ricostituirvi un piccolo branco di Camoscio d’Abruzzo, la più grande attrazione eco-turistica del villaggio. Del Centro Foresta di Val Fondillo, da tempo programmato e molto atteso, non si parla neppure più… E sì che Opi era stato il primo tra tutti i Comuni abruzzesi, nel lontano 1921 (esattamente 85 anni or sono!), a cedere in affitto ai promotori del Parco la cosiddetta Costa Camosciara, vale a dire la parte più inaccessibile della montagna, dove all’epoca si rifugiavano gli ultimi camosci sfuggiti allo sterminio. 
Le ragioni di questa progressiva autodistruzione (cui moltissimi altri collaborano, se non altro per l’incredibile e complice silenzio che avvolge ogni cosa) sembrano assai ardue da comprendere, e ancor più difficili da spiegare.
Prendendo ad esempio il caso di Opi, il rifiuto di riportare i camosci appare un mero atto di ostruzionismo, perché il Parco, grazie all’impegno della precedente gestione, dispone attualmente di una ricca popolazione di tali ungulati. Questi animali, in passato generosamente ceduti anche agli altri nascenti Parchi Nazionali d’Abruzzo, sono ormai fuori pericolo in Abruzzo: ed è proprio di questi giorni la notizia che l’ultimo censimento alla Maiella ne ha contati oltre 300 individui, discendenti dei 30 introdotti negli Anni Novanta; una decuplicazione che ha l’effetto non solo di disintegrare certe malevole critiche dell’epoca, ma anche di superare largamente ogni più rosea previsione.
Approfondendo poi l’analisi sul recente comportamento dell’Ente, emergono fatti e situazioni tali, da destare notevole perplessità e sconcerto. La scorsa estate lo Zoo di Monaco di Baviera, che in virtù dell’antico Gemellaggio e dei precisi accordi con la precedente Direzione del Parco si era assunto l’onere di allevare il camoscio appenninico, studiarne biologia e parassitologia e farlo conoscere meglio al grande pubblico europeo, ha continuato la restituzione dei giovani, inviando tre individui in ottima salute: che tutti pensavano destinati, come del resto sarebbe stato doveroso, all’Area Faunistica di Opi. Invece se ne sono perse le tracce, e da successive indagini svolte superando incredibili cortine di silenzio – l’opacità più cupa sembra infatti aver sostituito la trasparenza d’un tempo – sembrerebbe che i poveri animali, trasportati  segretamente in località lontana dal Parco, siano quasi tutti morti in
circostanze ancora da chiarire.
Se si aggiungono a questo fatto le molte lacune e contraddizioni nella gestione e nell’informazione faunistica, le stragi di orsi, lupi e cervi degli scorsi anni, le enormi carenze delle attività di sorveglianza e di contatto con pastori e visitatori, e il dilagare degli abusi di ogni genere – costruzioni, tagli illegali, invasioni di veicoli fuoristrada e di bestiame brado, bracconaggio, disaffezione del personale e via dicendo – non desta troppa sorpresa il fatto che del “Parco di eccellenza” non si parli quasi più: e che persino la prestigiosa inclusione nella categoria dei Pan Parks, positivamente avviata fin dall’anno 1997, sia stata ormai di fatto soppressa, con la probabile futura attribuzione di questo importante titolo a qualche altro Parco abruzzese.
In definitiva, sembra ormai difficile negare che purtroppo il povero Parco, e con esso tutta la complessa realtà culturale, sociale ed economica collegata, stiano inesorabilmente precipitando in un profondo abisso, dal quale non sarà certo facile risollevarsi.

Roma, 8 febbraio 2006

Comitato Parchi 


 

Oggetto: maestosi alberi abbattuti
Segnalazione di:
Comitato Alta Murgia Santeramo  - gennaio 2006

Carissimi amici,
un fatto molto grave è accaduto sul territorio di Santeramo durante questi giorni, mentre tutti eravamo intenti a passare serenamente le feste. Qualcuno ha
pensato bene di fare al nostro patrimonio ambientale ed alla comunità santermana un bellissimo regalo compromettendo quasi definitivamente uno degli angoli più belli, suggestivi ed intatti del nostro territorio: il Bosco della Gravinella. Quel paesaggio da sogno generatosi all'interno di una gravina maestosa, fatto di lecci altissimi, di felci, licheni, muschi e piante rare, presenti solo in ambienti nordici, quel paesaggio da sempre invidiato ai santermani, studiato da professori, botanici, naturalisti e già presente in tanti libri sulla natura della Puglia come uno dei biotopi forestali più importanti della regione, carico di leggende e di storia, protetto da leggi europee ed interessato da una richiesta di inclusione all'interno del Parco Nazionale dell'Alta Murgia, d'ora in poi non sarà più lo stesso. Le motoseghe e le ruspe stanno distruggendo in tempi velocissimi tutto quello che la Natura con il tempo lento delle stagioni aveva creato. Gli alberi maestosi vengono abbattuti per lasciare spazio ai piccoli, l'habitat fatto di pietre carsiche compromesso dalla ruspa che si muove all'interno della lama indisturbata e in alcuni punti dalle strade che sono state aperte per permettere il passaggio della stessa. Lo so, anche a noi non sembrava vero quando ci è stato riferito e ancora oggi dopo averlo visto con i nostri occhi stentiamo a crederci. Ma sta succedendo veramente! La beffa è che il tutto è stato consentito al proprietario dagli organi competenti, a quanto ci hanno risposto sino ad ora le guardie forestali, anzi il tutto fa parte di un progetto "di miglioramento", finanziato addirittura con fondi europei! Ma qualcosa non quadra, il tecnico naturalista della Regione che, dopo nostra segnalazione, è stato sul luogo ha parlato di vero e proprio scempio ambientale, che nessuno mai avrebbe autorizzato. Bisogna muoversi urgentemente per impedire a questa distruzione di andare avanti, il rischio è di perdere veramente per sempre questo capolavoro di biodiversità, patrimonio di tutti noi. 
Quello che vi chiediamo è di spargere il più possibile la notizia, di andare sul posto e continuare a domandare chiarimenti a chi sta effettuando questo taglio, telefonare al comando forestale ed interessare gli organi competenti di tutto l'accaduto. Nel frattempo si sta cercando di formare un Comitato per riuscire ad essere più forti e bloccare questo scempio il più presto possibile e chiedere a chi dovere com'è stato possibile, chi è il responsabile di questo danno ambientale che sembra irreversibile. Si è deciso di convocare una prima riunione organizzativa per il giorno martedì 3 gennaio 2006, alle ore 19, presso la sede del periodico locale Partecipare, in Via San Giuseppe, 29. Chi è interessato alla questione e vuole contribuire a questa battaglia è invitato a parteciparvi e soprattutto a diffondere questo comunicato e coinvolgere amici e conoscenti, vi ricordo che i tempi sono molto ristretti, quindi è necessario essere compatti, agire efficacemente ed in fretta.

Comitato Alta Murgia Santeramo 


ALTRE DENUNCE

Oggetto: Strutture precarie - Monopoli (Ba)
Segnalazione di:
Franco
- ottobre 2005
In località Monopoli su tutto il littorale appartemente al Comune, esistono strutture Precarie autorizzate solo per il periodo Estivo, per attività commerciali e non; le quali sono regolamentate da normative fatte dal Comune di Monopoli (per le quali devono essere smontate a fine stagione con ripristino dell'area). Puntualmente ogni anno nessuno smonta e ripristina L'area e da parte delle Autorità non vi è nessun controllo e attuazione del REGOLAMENTO DELLE STUTTURE PRECARIE; Il Quale prevede di attuare lo sgombero e il ripristino dell'area da parte del comune attuando la Polizza fidussoria pretesa dal Comune al momento della Concessione, da usare appunto quando il concessionario non rispetta i termini per la smontaggio e il ripristino. 

Vorrei sapere a chi si deve denunciare questa cosa in modo che le autorità competenti facciano il loro dovere o spieghino il perchè non lo fanno.

 ALTRE DENUNCE


 

Oggetto: S.O.S lago lucrino - Pozzuoli (Na)
Segnalazione di:
Rapatan
- agosto 2005
La foce che tiene vivo questo bellissimo specchio d'acqua si sta da moltissimo tempo insabbiando ostacolando il necessario riflusso delle acque interne. Si sta prosciugando sotto gli occhi di tutti coloro che ci vivono, ci lavorano. Peccato davvero!

 


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Dati raccolti e trattati nel rispetto dell’ art. 13 d. lgs. 196/2003

Le segnalazioni saranno controllate e pubblicate sul sito

 

 

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