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Sono
passati 15 anni dalla prima candidatura nel 1991 all'istituzione di questo
Parco, per via delle continue discussioni e controproposte, segnate dalla
presenza del petrolio in Val d'Agri. Il commento del Presidente della
Regione Basilicata, Vito De Filippo e di Legambiente
Il Consiglio dei Ministri ha approvato lo schema di Decreto del
Presidente della Repubblica che fissa i confini del Parco Nazionale Val
d'Agri Lagonegrese Appennino Lucano. L'iter del parco è stato per lungo
tempo rallentato dall'interesse delle compagnie petrolifere interessate ad
effettuare ricerche ed estrazioni di idrocarburi nell'area parco. Il
Decreto del Presidente della Repubblica istituisce ora l'Ente Parco e le
misure di salvaguardia.
Sono passati 15 anni dalla prima candidatura nel 1991 all'istituzione di
questo Parco, su carta, con la legge 426 del 1998, per via delle continue
discussioni e controproposte, segnate appunto dalla presenza del petrolio
in Val d'Agri.
Soddisfazione è stata espressa dal Presidente della Regione Basilicata,
Vito De Filippo.
«La nascita del parco nazionale dell'Appennino Lucano-Val
d'Agri-Lagonegrese, restituisce ai territori un'occasione importante per
il loro sviluppo e conferma la capacità progettuale ed istituzionale
messa in campo dalla Regione per valorizzare in modo sostenibile e
responsabile le risorse di cui è straordinariamente dotata la Basilicata
- ha dichiarato il Presidente della giunta regionale, Vito De Filippo –
e d'ora in poi, le amministrazioni dell'area e le comunità locali
potranno esprimere con maggiore efficacia il loro protagonismo, facendo
leva sulla qualità dei servizi turistici e sull'allargamento delle
attività produttive, da cui provengono significative opportunità anche
per invertire il processo di spopolamento che si registra».
«La scommessa, ha proseguito De Filippo, su cui le Istituzioni intendono
continuare a puntare è perciò quella dell'equilibrio della coesione
sociale con la competitività economica, per fare dei territori luoghi
privilegiati in cui s'incrociano le vocazioni produttive, la creatività
delle giovani generazioni e l'intraprendenza imprenditoriale. Per questo
nella lunga battaglia per l'istituzione del parco nazionale della
Val'Agri-Lagonegrese che abbiamo condotto contro la disattenzione e
l'ostruzionismo manifestati dal ministero dell'Ambiente del governo
Berlusconi, siamo riusciti ad impegnare positivamente la stessa Conferenza
Unificata che ha dato voce ed autorevolezza alle ragioni della piccola, ma
determinata Basilicata. Così la vicenda riguardante la perimetrazione del
parco e l'inclusione della montagna di Caperrino ha rappresentato un
modello giusto e solidale di federalismo in grado di perseguire il
principio dell'autodeterminazione dei territori nei processi di sviluppo».
Legambiente considera importante la nascita del Parco Nazionale della Val
d'Agri e del Lagonegrese perché si aggiunge finalmente un importante
tassello, che ancora mancava, per realizzare una politica globale di
conservazione della biodiversità e di sviluppo sostenibile sull'intero
Appennino.
La Val d'Agri, cerniera naturalistica di collegamento tra il Cilento ed il
Pollino, è fondamentale per realizzare il progetto Ape–Appennino Parco
d'Europa la strategia di sistema per valorizzare il territorio nel
rispetto del principio della conservazione della biodiversità, e può
contribuire in maniera determinante a favorire un nuovo modello di
sviluppo del mezzogiorno, basato su un forte progetto di conservazione
della natura e di valorizzazione delle risorse culturali, ambientali e di
un'agricoltura vitale e di qualità.
Legambiente, sottolinea in un comunicato, «torna ad apprezzare il
comportamento della Regione Basilicata che ha sempre confermato in questi
ultimi anni la volontà di istituire il Parco Nazionale ribadendo
l'impegno assunto dall'intero Consiglio Regionale della Basilicata nel
dicembre 2002, volontà che fino ad oggi non aveva trovato ascolto anche
per grave responsabilità del ministro Matteoli. Speriamo che questo sia
il primo segnale dell'avvio di una nuova stagione di rilancio dell'intero
sistema delle aree protette italiane. Ripartire dal Parco della Val d'Agri
in Basilicata anche per ripensare globalmente il sistema regionale delle
aree protette che andrebbero maggiormente sostenute, sia con maggiori
investimenti finanziari, sia dotandole delle strutture tecniche,
scientifiche e gestionali necessarie al loro funzionamento ed a garantire
la messa in pratica di adeguate politiche di tutela e valorizzazione dei
nostri Parchi».
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